Dal cabaret al teatro di prosa, dall’ italiano al vernacolo per poi approdare a una forma di linguaggio tutto nostro che aiuta noi a rendere più gradevoli le cose che rappresentiamo e la gente a comprendere di più … IL DIALIANO.
Dal seminterrato allo scantinato, alla galleria d’arte, dal teatrino della scuola De Amicis alla sala parrocchiale Immacolata di Villa san Giovanni fino a giungere al vecchio cinema Loreto, dove i film western e Amedeo Nazzari la facevano da padrone. Quattordici anni di attività piena, “e senza mai spartiri un sordu”, ci hanno consentito di rendere agibile ed accogliente la vecchia e cadente struttura. In giro per mari e monti della Calabria con un vecchio Ford “chi si tirava na casa” abbiamo guadagnato un po’ di soldi facendo estreme puntate in Piemonte, Lombardia, Campania e Sicilia. Il nostro motto è stato: “….Se di tende, fili, ferri e fari !”. Questo ci ha consentito di essere sempre pronti per qualunque evenienza e la vecchia Associazione Teatrale Calabrese, con orgoglio, per molti anni, ci ha utilizzati come “Gruppo di pronto intervento”: Cassano allo Ionio, Ottaviano e Portici (Napoli), Cosenza e Sangineto, Catanzaro e Petilia Policastro, Cariati e Nicotera, Messina, Villafranca e Scaletta Zanclea, Varese e Torino, Como e Milano … hanno applaudito oltre ogni immaginazione il nostro “DIALIANO”. Però, come accade nelle favole, i ricordi più belli e le sensazioni dell’anima ce li ha regalati la gente di Ottawa, Genk, Montreal, Toronto e Liegi.
Certo, l’aver trovato “casa” ci ha reso meno girovaghi e più studiosi. “s’u vuliti sapiri” le nostre serate sono fatte di lettura, adattamenti e prove. Molti amici ci sottopongono dei copioni e spesso risulta difficile fare una scelta.
Alla fine, ci poniamo sempre dalla parte del pubblico immaginando le richieste che questo possa farci. Nasce così l’idea dei copioni da rappresentare che, insieme agli spettacoli che ospitiamo, costituiscono le nostre stagioni teatrali.
Oltre all’impegno quotidiano, il nostro fiore all’occhiello è rappresentato dal Teatro Loreto che, come ci diciamo sempre, “ ‘nd’i custau n’ occhiu ra testa”, tanto è vero che il colore predominante è il rosso “comu o sangu c’aimu nte vini”. Ogni altro pensiero potrebbe suonare come retorica o demagogia.
Non riusciamo a dire altro, anche perché gli attori, stranamente, parlano per conto terzi e a noi tra l’altro piace agire su un canovaccio. Quindi venite a trovarci: voi da una poltroncina e noi dal palcoscenico ci faremo quattro risate.
Questa pubblicazione non nasce dall’esigenza di scrivere un diario ma dalla consapevolezza di dover dare una testimonianza di 35 anni di “polvere di palcoscenico”. Gli attori parlano “e le parole se le porta il vento” per cui è stato più forte di noi dover consegnare ai posteri chi fummo, chi siamo e perché.
Gli articoli dei molti giornali, le fotografie, i pensieri e le testimonianze di chi abbiamo avuto vicino non sono altro che le stampelle d’appoggio ad una storia iniziata trentacinque anni orsono.
Le sere trascorse suonando e cantando canzoni da cabaret, gli spettacoli messi in scena (oltre duecento), le sonore risate del nostro pubblico ci appartengono nella misura in cui, oggi, siamo capaci di non sentire la stanchezza e la nostalgia.
Crediamo che questo libro possa tenervi compagnia e darvi una mano d’aiuto per vivere alcuni momenti di spensieratezza.
“Noi siamo quelli che...”(dice una nostra canzone) non hanno alcuna pretesa se non quella di regalare un sorriso a chi ne ha bisogno e, oggi, “c’u mundu si girau suttasupra”, di questo bisogno ce n’è tanto in giro.
E’ tanto vero quanto detto che, senza voler sembrare presuntuosi, vi proponiamo alcuni dei fatti che hanno caratterizzato la storia di questi anni.
Questo libro è dedicato a tutti coloro che
... “sanno ridere”
A tutti coloro che ...non sanno ridere”
A tutti coloro che ... “devono imparare a ridere” |